18 ottobre 2017, 16:55

I PRIMI 70 ANNI DELLA POLISPORTIVA CAPRIOLI SAN VITO

AAA_foto“I più giovani avevano 15 anni, il più vecchio 25 e si era appena ripreso da un tremendo congelamento che lo aveva colpito nella ritirata di Russia”. La storia della Polisportiva Caprioli è la storia di un’intera comunità che nello sport trova prima un motivo di rinascita e poi il collante di infinite iniziative rivolte ai giovani del paese. La fondarono 26 ragazzi. Era il 1947. Anni difficili, di grandi sacrifici, in montagna più che mai. Ma si guardava con fiducia al futuro. “Non avevamo niente, solo la nostra amicizia”, si commuove Dino Donazzolo, uno dei 26 soci fondatori del sodalizio cadorino che domenica, al Park Hotel Des Dolomites, ha festeggiato i 70 anni di attività. Tra gli ospiti, atleti che hanno scritto la storia dello sport bellunese: Silvio Fauner e Kristian Ghedina, per limitarsi a un paio di nomi. Grandi applausi per Sara Simeoni, insignita del premio Giovanni Del Favero. “L’importante è l’impegno che una società mette in campo per far sì che i giovani possano essere coinvolti in un’attività che li aiuta a crescere, a socializzare, a stare meglio: per questo la comunità deve stare vicino a queste società sportive e sostenerle”, ha detto l’olimpionica veronese, vicepresidente del Comitato regionale della Fidal, che alla festa di San Vito di Cadore era rappresentata anche dal presidente del Comitato provinciale di Belluno, Giulio Imperatore. Stefano Menegus, figlio di Dino, uno dei 26 soci fondatori, è l’attuale presidente della Polisportiva Caprioli. Il sodalizio di San Vito di Cadore inizialmente si occupava di sci e roccia. L’atletica, che oggi rappresenta una delle punte di diamante di un club che conta 250 tesserati, è arrivata solo nel 1987, grazie all’iniziativa di Giorgio Canal. Ed è stata una nuova storia di trionfi che ha portato sei atleti (Luca Cagnati, Luca Molfetta, Jessica Gillarduzzi, Rossella Olivotti, Monica Gaspari e Andrea Tabacchi) a vestire l’azzurro e molti altri a primeggiare negli ambiti più disparati. L’orgoglio dei maglioni rossi con il simbolo del capriolo, 70 anni dopo, è più vivo che mai.

(foto dal “Corriere delle Alpi”)          

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